ARTE POSTALE – CURRICULUM

Fra il 1978 e i primi Anni Ottanta l’autore cura anche alcune trasmissioni di informazione e critica pittorica e cinematografica presso le “radio libere” nate a Rovigo e nella relativa Provincia. In questo modo conosce anche alcuni artisti che operano fuori dai circuiti commerciali e autoreferenziali tipici del nostro Paese, coi quali resta saltuariamente in contatto anche dopo aver concluso quest’attività.

In particolare si confronta con l’adriese Alessandro Ceccotto, astrattista all’epoca interessato alle applicazioni del computer nell’arte grafica e visiva più in generale, inserito anche nel circuito dell’Arte Postale.

Questo filone dell’arte contemporanea è meglio conosciuto come “Mail Art”, avendo preso piede nella seconda metà degli Anni Sessanta negli Stati Uniti, come “costola” della Pop Art, ad opera dell’artista Ray Johnson; in realtà esperimenti di qualcosa di apparentabile ad essa si erano visti già negli Anni Venti del secolo scorso anche in Italia, ad esempio grazie ad alcuni Futuristi.

Johnson diede in pratica al genere quelle che – a quanto mi risulta – sono rimaste ancor oggi le sue coordinate principali: un circuito di artisti al di fuori del mercato, che fanno viaggiare le loro opere tramite il circuito postale, sulla base di “chiamate a tema” che prendono il nome di “progetti”. Gli artisti finiscono per questo motivo per privilegiare opere che genericamente si possono inquadrare nel genere della grafica: con tutte le sue varianti possibili – a cominciare dal collage per finire, al giorno d’oggi, con la computer-grafica – e che spesso mostrano interessanti crossover con la Poesia Visiva. In particolare, almeno negli anni iniziali del Movimento, si metteva l’accento sul lavoro creativo attorno ai componenti materiali del “sistema postale”: buste e cartoline, timbri, francobolli.

Il Movimento è viziato dall’approssimazione e dalla superficialità di molti che vi si avvicinano spinti da velleitarismo artistico: senza cioè rendersi conto delle difficoltà organizzative che possono incontrarsi nella gestione di un “progetto”, il quale dovrebbe sfociare in un riconoscimento collettivo, da un semplice elenco dei partecipanti – anche senza alcuna immagine delle opere inviate – ad una vera e propria mostra.

Malgrado ciò, l’autore deve moltissimo a questo Movimento, a livello di visibilità e non solo in Italia: dal 1989 al 1996 partecipò ad oltre trecento “progetti”, più della metà dei quali videro il concretizzarsi appunto, di un indirizzario, un catalogo, una mostra.

La frequentazione dell’ambiente fu inoltre un fortissimo volano per il rinnovamento della sua creatività: non solo nel campo visivo (come già spiegato nel curriculum allegato alla sottosezione “Pittura astratta”), ma anche per la poesia; senza contare l’esperienza compiuta nel campo delle performances (vd, sezione) e i primi tentativi di cortometraggi, ispirati ad alcune sue poesie e realizzati con Alessandro Ceccotto.

Nel 1997 l’autore decise di abbandonare il circuito, ritenendo che esso gli avesse dato tutto quello che poteva, e per una certa “stanchezza” nella proposizione dei temi. Queste considerazioni lo spinsero a focalizzare i suoi sforzi (come già spiegato altrove) sulla poesia e ad iniziare un percorso registico, interrotto purtroppo un paio d’anni fa, sempre a causa della situazione culturale italiana.


- as thin as... -



- Quei dee a'e - (Quelli con le ali)



- A gift of darkness -



- Blackbird trespassing... -



- Quasi per caso (Operazione visiva di Ruggero Maggi su poesia di Alberto Rizzi) -









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