SAN VALENTINO

Interessato a misurarsi con soggetti altrui e condizionato dalla continua scarsità di risorse che – specie dal punto di vista umano – Rovigo offre a chi faccia seriamente arte, Rizzi sceglie di lavorare su un racconto di Vittorio Baccelli (di Lucca, anch’egli coinvolto nell’Arte Postale), per studiare la realizzazione di un lavoro totalmente in soggettiva, quindi senza attori visivamente in scena. Seguendo la logica del racconto, ne risulta un’opera tutta concentrata sullo sguardo nervoso ai limiti della paranoia del “protagonista”, che nella solitudine di questo giorno che dovrebbe essere speciale, si fissa sugli oggetti che ha attorno, immaginando a volte le immagini pubblicitarie di cui evidentemente si nutre per “sentirsi alla moda”. A livello di pubblico è il corto che ha ottenuto più successo, basandosi sul numero delle selezioni in rete.





CHI SONO IO

Sempre di Maurizio Ganzaroli è il semplice e lineare racconto (quasi omonimo: il titolo è infatti “Chi sono io?”) dal quale è tratto questo lavoro. L’autore continua nella logica secondo cui è meglio capire cosa si può ottenere con le (pochissime) risorse umane di qualità a disposizione - affidandosi per il resto alla manipolazione elettronica in fase di montaggio, oltre che ad una poetica basata più sulle immagini che su testi recitati – piuttosto che adeguare le proprie idee alle carenze di chi si offre per recitare. La sfida in questo caso stava nel realizzare un lavoro piano e apparentemente privo di pathos (tranne che in un momento centrale del lavoro, che dovrebbe offrire già una chiave di lettura allo spettatore più smaliziato) risolvendo un thopos tutto sommato comune nei racconti gotici, con un colpo di scena finale credibile pur nella povertà di effetti speciali apparentemente non professionali.





FIORI

È il 1991 quando Alberto Rizzi decide di realizzare alcuni video estrapolati dalle proprie poesie. Da circa due anni è entrato nel giro della Mail Art internazionale; e il riscontro positivo col quale vengono accolti i suoi lavori visivi, nonché l’interesse trasversale per tutti i generi espressivi che caratterizza questo settore dell’arte, lo spingono ad attualizzare il suo linguaggio poetico, a proporsi come performer e a tentare appunto la strada del “videoclip poetico”. Ancora grazie ad Alessandro Ceccotto – che ha iniziato a sua volta una stagione di videosperimentazione – sceglie di operare sull’intera raccolta “Esplorando” e su una delle sue liriche che ritiene fra le più significative. Girato in assoluta povertà tecnica, senza un vero montaggio ma realizzando le scene nella sequenza prevista da una sceneggiatura appena abbozzata, “Fiori” verrà proiettato in diverse rassegne di Arte Postale in Italia ed all’estero, segnatamente Germania e Croazia. Quando, nel 1997, inizia il corso di video e teatro con il “Teatro Polivalente di Occhiobello”, prende subito la decisione di rifare entrambi i video, sfruttando quanto sta apprendendo, per portarli ad uno standard più professionale. Le dinamiche interne al corso gli suggeriscono però di aspettare (proponendo nel frattempo i progetti, poi realizzati, di “Quando ci incontreremo sotto le onde” e dei due corti de “Miserabili”); quando poi uscirà dal gruppo, ritenendo che la sua linea artistica non gli permettesse più di avere un minimo di spazio per le sue proposte, utilizzerà questo soggetto per sperimentare la collaborazione con i componenti del nuovo gruppo col quale inizierà una collaborazione durata otto anni. Il nuovo “Fiori” ricalca in tutto il progetto originale, sgrezzato da certe ingenuità e sbavature tecniche del lavoro precedente e con cambiamenti significativi nella tipologia di alcune inquadrature. Rimane però, nel giudizio dell’autore, un lavoro sperimentale, un test per saggiare le potenzialità dei collaboratori: un test nel complesso positivo, ma che presenta altri inciampi dovuti appunto ad una mancanza di coordinamento fra i tre operatori ed una tecnica registica ancora non messa del tutto a punto.





NEL BUIO E NEL SILENZIO

Tratto anch’esso da un lavoro altrui (il racconto “Creature del buio e del silenzio” di Mauro Ferrari”, questo testo viene scelto perché gli consente di cimentarsi nella risoluzione di un altro problema: la ripresa “in notturna” con la minima fonte di luce disponibile in natura: un cerino. I disegni di Maurizio Ganzaroli (utilizzati in sovrimpressione) e la presenza di un solo attore sui cui primi piani si concentrano i pochi momenti “visibili” del filmato, rendono a sufficienza l’atmosfera di claustrofobia e di panico interiore nel quale si perde il protagonista.





ESPLORANDO

Ribaditi i concetti generali espressi per il lavoro precedente nella sua forma originale, questo video viene rifatto non solo per portarlo anch’esso ad una dimensione più professionale, ma anche – essendo necessario il coordinamento di più persone – per tentare un primo abbozzo di un gruppo di lavoro, in vista di progetti più impegnativi. Purtroppo la buona volontà delle persone coinvolte non basta, quando ci si deve appoggiare su collaboratori disponibili, ma con problemi di tempo e di lavoro, che resero difficilissimo uno studio organico del progetto; e il conseguente dover girare le scene più impegnative con una logica quasi del “buona la prima”.





LO SPECCHIO E LA PISTOLA

Ultimo corto realizzato – in attesa di uno sblocco delle energie verso lavori più elaborati, leggi medio e lungometraggi: praticamente un miracolo, in Italia, coi tempi che corrono – è tratto dal racconto omonimo di Alex Tonelli ed è, a giudizio unanime quello più convincente dal punto di vista tecnico: questo grazie non solo ad un montaggio nel complesso preciso e alla convincente interpretazione del protagonista, ma anche di una voce fuori campo finalmente professionale sotto tutti i punti di vista. Il rapporto col proprio doppio, il concetto di vita e morte (di chi sia vivo e di chi sia morto) è qui trattato in modo molto completo, con un finale – si spera – spiazzante e in completa sintonia con il lavoro su cui si basa.

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