Ingresso alla Provincia da Sud (ponte fra Pontelagoscuro e S. M. Maddalena)

Quando che t’arrivi al sommo
(all’incipit del ponte)
comprendi
che non v’è soluzione di continuità
medesimo colore all’erba
agli alberi
di qui e di là
e medesimi i viventi
medesime le nuvole
dall’una e l’altra parte
convince l’imperturbabilità dell’acqua
poi
anche verso i tuoi pensieri adesso
E così all’interno
fra questo fiume e l’altro
un ottundimento dell’animo
appiattirsi di qualsiasi sensazione
che ti fan dire
di guardare e passare
toccare e superare il prossimo confine
dagli uomini non sai perché segnato
percepito come tale
l’esistenza di ciò che è in mezzo qui
punto conta ad ogni vivo cuore

(tratta dalla raccolta inedita “Mappe polesane”)

Percezione relativa (Campagna lungo l’A 13 presso Villamarzana)

Eccetto che per la direzione
rettilinea
dell’auto
ogni punto cardinale sarebbe relativo
contorni sfocati degli oggetti al limite dell’occhio
indeciso lo sguardo dunque fomenta fantasie
rende soggettiva
la percezione di questi frammenti di pianura
uniti a recitare un luogo
Ma il colore soprattutto
un colore che è ovunque
fino a farsi volume di se stesso
epoch’altri segni
l’uno slegato all’altro
Nell’orizzontalità di questo mondo
l’albero spoglio non celebra alcun punto
una scheggia di luce si sporge dal sole
accarezza

(tratta dalla raccolta inedita “Mappe polesane”)

Campagna fra S. Pietro Polesine e S. Maria in Valle

Come sempre e in altri altrove
case punteggiano i campi
posandosi con casualità
sopra un suolo indifferente
a loro e ai confini nostri
Non trovi spessore di nebbia diverso
di qua e di là dai canali
Questa stagione grigiocièlo accentua immobilità
imprigiona le idee
di chiunque si sforzi d’averne
in questo lembo pigro di terra
Ogni tanto una casa appare
un qualch’altromanufatto
alle volte ridotti quasi a scheletro
alcune finestre dure e chiuse
Il sole porterà colori all’orizzontalità dei campi
ma per ora
nonvìsto in quest’umore denso
solo odi il frullo d’un volo vicino

(tratta dalla raccolta inedita “Mappe polesane”)

CADUTA… ASCENSIONE

Non esistono colpe
dannazioni
solo scelte
? Cosa rimane dunque
Nulla
così che tale Nulla è attorno
bèncompréso nel Tutto
(o il suo contrario
se ti piace)
e non ha senso pesare il passo
quando si può volare
Guarda in alto
guarda quei colori
tùocòrpo rimane
tu puoi andare ovunque

(tratta da “Immanenze e persistenze”)

Io lascio che questa gente parli
delle loro inutili ovvietà
della complessa ed ardua comprensione
di ciò che sta davanti agli occhi
È la distanza che ci guida un volo
I rami di un albero
sopra al profumo della fienagione
Chi è risvegliato
ascolta
guarda trasparente alla materia
E Icaro
alla fine
non sapeva dove andare

(tratta dalla raccolta “Immanenze e persistenze”)

Non avrò oboli sugli occhi
a varcare fiumi
ma un’anima ricolma di informazioni
rovine
ricordi
altrui paure e altrui coraggi
parole
e soprattutto speranze nell’andare
sempre
Ignoro se un’aquila volerà alta
(così sostengono alcune persone-di-sapere)
a ghermirle
ognuno ha il suo specchio
a imaginare il dopo
Ma è un segno scritto nel nascere
sottopelle all’anima
questo bisogno d’investire
quello spiare gli occhi del vicino
con l’ottimismo di un analfabeta
quel farsi carico di testimoniare tutto
di testimoniare sempre
che ai più induce repulsione

(tratta da “Immanenze e persistenze”)

35)

Non esiste differenza alcuna
di per sé
non esistono tempo o spazio
ordine e natura
o meglio
ogni cosa esiste in ciò che esiste
ed ogni metro
separazione di categorie
sono questioni di mente
impaccio di sensi
paura
Questo è il senso del “qui e ora”
il tempo è spazio
lo spazio è nel tempo
l’umana costruzione vuota
incapace di contenere entrambi
per forza d’abitudine
cecità e inganno
paura

(tratta dalla raccolta “Domande a risposte”)

33)

? Quali direzioni conosci
? Sei certo di possedere
nel momento presente
la capacità di comprendere
le possibilità al tuo futuro andare
(il tuo vero, futuro andare)
verso il minuscolo assoluto
l’assoluta immensità
a piacere

(Dall’antologia inedita
“Domande a risposte”)

34)

? Credi davvero che esistano pareti
Una foglia
non può andare d’ovunque
si ferma ad un confine
che può essere carta
o da altri tracciato in muro e gesso
Il vincolo
il confine appunto
E tu
? sai cosa per te lo cancella
senza bisogno di gesto alcuno

(Dalla raccolta inedita “Domande a risposte”)

QUASI UN’INTRODUZIONE

Vi fu un tempo
in cui il nemico aveva un volto da nemico
ceffo
grugno d’animale
e un cuore nel quale conficcare coltello
morsi
odio
che calma e innalza il proprio
di cuore
Oggi non più
oggi il nemico è uno specchio
nemmeno il volto di chi finge il governo
(una Merkel, un Renzi
non sprechiamo santità di nomi
per questa feccia
nella quale la maggioranza si riconosce)
questi volti vanno bene per i subumani
 che uno specchio han dietro gli occhi
per nonvedér disgrazia propria
Così che distolgan
ciò che di mente lor rimane
e si rifugino nel mugugno da bar
nel “nónècólpanòstra”
che tutto assolve
anche la furbizia che scherma l’idiozia
Piegati dal peso di stóltamaggiorànza
noi stiamo
e a vanvera facciamo ciò ch’è giusto
questa è la verità
Così
di cento Resistenze non ne formiamo una
persi contro cento mulini a vento
quando il nemico è uno
pàllidosottìle come il flusso di denaro
che scalda mani di banchièr’usurài
promette ai subumani futuro di ricchezza
e gela il seme loro
in nuova servitù di gleba
Verrà il giorno
un giorno di dolore
in cui ci sveglieremo dalla commedia vile
comprenderemo nell’oscurità d’un’alba
che non si può salvare
chi non lo vuole
che la zavorra è zavorra
e va lasciata andare
con un moto d’immacolata pietà
quando tale zavorra è umana
Ci salveremo
se uniremo i noi che abbiamo dentro
a fronte di angeli dai volti ossuti
dai ventri obesi
comprendendo che “resistere” è lasciarsi andare
è andare oltre e altrove
sulla forza degli uguali

(tratta dalla raccolta “Poesie per la Nuova Resistenza”)

DELIRIO

Diamoci cinque anni di tempo

√ Cambieremo i nomi alle strade: chi abbia ucciso, anche per giusta causa, non abbia omaggio di via, piazza, parco o effige. Abbiano i nostri luoghi i nomi sacri dei fabbri, degli artisti che mai offrirono basto al Potere, dei fornai.

√ Ci riapproprieremo dei servizi, che ci spettano in quanto Uomini: costi che costi, una farmacia e un asilo ogni duemila di noi; un Pronto Soccorso ogni cinquemila. Il resto d’essi in proporzione.

√ Bandiremo le pari opportunità: solo il merito e le capacità siano guida al conferimento di cariche civili.

√ Pari ciascun vivente sopra SàcraTèrra, realizzeremo pubbliche strutture per gli animali in difficoltà.

√ Pari ciascun vivente sopra SàcraTèrra, santificheremo il verde e il territorio: “area protetta” sia considerato la maggior parte della sua estensione; e il verde pubblico, liberato dal suo confine a spazio di risulta, sarà portato a indici numinosi.

√ Premieremo con aiuti, coloro i quali rispetteranno la sacralità della Terra nell’amplesso produttivo su di essa; e coloro i quali non la lorderanno col lavoro loro.

√ Incentiveremo qualsiasi forma di scambio che escluda la moneta: il “do ut des”, il baratto, ogni altra forma di condivisione che esalti Umanità siano posti avanti a tutto.

√ Apriremo le porte all’accoglienza, anch’essa riportata alla sacralità d’un tempo: si fissi al dieci per cento della popolazione residente, il numero di chi – ramingo per sorte o torto nostro – cerca asilo.

√ Offriremo a quanti reddito non hanno – per sorte o torto nostro – il decoro di un utile e almeno minimo lavoro.

√ A chi per propria intima miseria sbaglia, lunghi mesi votati al sociale gli affolleremo alle mani: ché Umanità impari (se vorrà), lui; e tempo al bel diletto lasci, a chi per la Comunità si vive.

√ Spiegheremo con pazienza la distanza dell’Arte dalla massa, insegnando con pratica ed esempio la differenza fra Essa e “esprimere se stessi”. Non sacrificheremo quest’ultima alla prima: ma la si ricondurrà al semplice alveo del sociale, che le spetta.

√ Piantumeremo ovunque il bello: così che ognuno, anche inconscia/mente se ne pasca. Poesie, laute immagini faremo sorgere all’angolo d’ogni strada, accanto alle panchine, nel raggiungibile chiuso dei palazzi.

√ Ai bambini insegneremo da subito il vivere fra uguali, il ragionar fra pari; con sistemi nuovi a coltivar talenti sprezzati dal Mercato: che mafia non li colga a tergo, cullandoli nel futuro di mediocre irresponsabilità, che dai subumani a massa ci è stato dato come presente nostro.

√ E giureremo sacri patti, fra noi, che – se la volontà dei più tornasse a suggerire passi da mezzani, ci suggerisse abiura per malinteso rito di democrazia – allora preferiremmo andare: per legare al collo di chi carezza la miseria propria, la pietra secca di responsabilità loro.

Abbiamo cinque anni di tempo
per costruire ciò
poi
ciascuno per sé
e il nostro dio nel cuore
a ordinarci dolce un fato volto altrove

(tratta dalla raccolta “Poesie per la Nuova Resistenza”)

VIA DELLE VETRINE VUOTE

Osserva l’oscurità del vetro
Riflette te stesso in un altrove
in un tempo un tempo in movimento
e ora che non passa più
mentre cerchi riflessione su qualcosa
che non sia oscura come vetro
e che non ti porta via
come fossi una mercanzia qualunque
nella mano distratta di chi non sa
Vorresti riflettere su qualcosa
su altri molti andari
non su questo vetro
che ormai riflette chi non passa più
molto meglio di chi il respiro appoggia
ancora sulle spalle altrui
di chi per strada passa
distratto come una qualunque merce
Così sai
che non puoi combattere il vuoto
quando il vuoto è qui e là
da entrambe le parti di quel vetro
perciò che neppure servono anticorpi
forse è tempo di migrare
L’andare altrove è l’ultima resistenza
il Reiniziare

(tratta dalla raccolta inedita “Poesie per la Nuova Resistenza”)

Su un orizzonte di normalità
è bello vedere un’auto nel suo andare
carco suodórso d’un mobile sciatto
per laminati e fòrmica
che a stento riescono a brillare
Da un punto all’altro del suo viaggio
è una forma che all’occhio sfugge
sfidando sentimento
come quando un brusio t’avvolge
e nulla più distingui
da poter ridurre a senso
così che l’unica risposta è il ritrarsi
il chiudersi in se stessi
all’ascolto del proprio vero suono
Oppure come quando una nota erompe
incide il tempo
scheggia ‘mpazzita di lucidità
e tutto dice, tutto
come un silenzio oscuro di significato
l’indistinto che detta la risposta
quell’immagine che vìapàssa
e ti lascia dentro al dubbio

d’una parola esatta(dalla raccolta inedita “Verba”)

La tua lingua è grata che serra
paratia che divide
la tua lingua è luce sempre accesa
e tu a sceglierne il peso
dell’una come dell’altra
Ciò di cui disponi
dà un potere al tuo fiato
che i molti scordano per ignavia
t’illude a un’inutile ricerca
o ti s’apre come un forziere
a lungo spento dalla sorte
Non importa
 come non importano poche gocce di pioggia
nella calura estiva
Però
nel suono che sai d’aver dentro
senza infingimenti scegli
il tùttosvelàre o il silenzio
che ti lega a un’impotenza voluta
com’è voluta ogni altra tua colpa
Così che
con o senza suono
più non puoi fingere la tua ricerca
né in fronte a te
né in fronte ad altri

(tratta dalla raccolta “Verba”)

Non è un caso
il gioco del rimando
in verità
è esattamente ciò che t’aspetti
anche se a prìmavìsta
ti sembri nónsapérlo
così che nónacàso
riflette la tua bruma
  la tua luce
la pagina che a caso
(credi)
tu credi d’aver scelto
e chiami “profezia”
Così nónacàso la voce
le parole
il pùrosuòno
il fiato
quando che t’indugia umidità di gola
L’inciampo tuo è ‘l non aver coscienza
della sicurezza dell’automatismo
sempre
sappilo

(tratta dalla raccolta “Verba”)